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La vigilia di Natale
di Maurizio Bassani
Pubblicato su PB17


ROMANZO
Fiori di Campo 2005
Prezzo € 10 - 110 pp.
Collana I papaveri
ISBN n/a
Una recensione di Salvo Ferlazzo
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Lo scrittore, si sa, rivela il suo carattere attraverso i suoi personaggi.

Bassani, nel suo racconto, non si sottrae a questo compito, presentandoci il suo protagonista, Paolo, nella sua nudità più assoluta.

Egli tratta i sentimenti di angoscia, di gioia, di paura, di violenza con una finezza e una pazienza quasi certosine.

Scava nei meandri più segreti, fantasmatici dell’anima di Paolo, per renderlo ora timoroso, al limite di un’esistenza appena sufficiente; più tardi, aggressivo, violento, di una violenza sorda, borghese, colta.

Le tranquille emozioni legate agli affetti più immediati, più veri, subiscono durante il processo che porterà Paolo alla ribalta nel gran teatro della instabilità caratteriale, una tragica destinazione.

I continui, costanti scontri con i suoi superiori, non sono altro che l’inizio di una trasformazione che vedrà il Paolo-dr. Jekyll calarsi nel Paolo-mr.Hyde, circondato dalla disistima di tanti, coccolato dal suo “ego” ipertrofico.

Una egolatria scelta come territorio sul quale muoversi per catturare visibilità, pubblica e familiare, dilania il nuovo evento-uomo.

Questa condizione para-naturale si rivela come il presupposto della sua temporalità vivente e torna a garanzia del suo compito, non venendogli assicurata per natura.

Il valore, infatti, è “au-dessus” dell’individuo, lontano dal suo proprio destino, e pre-esiste a tutte le azioni, nella misura di una determinazione originaria della persona che, come individuo-valore, è aprioristicamente installata rispetto al piano sociale.

Le conseguenze di questo apriorismo si riflettono sulla impotenza di Paolo a comprendere i canoni interpretativi della realtà.

Paolo diventa lo “squalo”, e come lo squalo si muove in acque poco chiare, percependo odori, vibrazioni, segnali anche minimi della presenza di una possibile vittima.

E’ l’esaltazione opaca della rivolta, l’apice del riduzionismo, la rappresentazione di una non-ragione.

Il cuore nero di Paolo antropizza ogni livello connesso ai rapporti familiari, coniugali, amicali.

Vive circondato di fantasmi inquietanti, inesorabili, insediati nella sua anima.

La sua misura è la capacità di trarre bene dal male.

Paolo diventa un ossimoro vivente .

Il racconto di Bassani ci mostra, più volte, il personaggio Paolo nudo, preda e cacciatore della sue distorsioni, vittima e carnefice del mondo che si è costruito. Ha bisogno di quella prigione, della gabbia in cui chiudersi.

Quando vi si chiude, animato da un’urgenza compensativa, si spoglia, e la sua nudità diventa una sorta di militanza catartica. Paolo, nudo, è povero; e come in una radiografia, si evidenziano i frammenti cancerosi del suo tempo.

Da questo momento in avanti, il personaggio, la trama narrativa scontano l’asprezza e la durezza fin qui manifestate.

Il rapporto con un passato inquieto, subisce una revisione metodologica e stilistica. Ora è la ragione a processare la non-ragione.

Il sorvegliato speciale Paolo, diventa il notturno, silenzioso accusatore di se stesso.

Per fare questo, Bassani, usa a mò di alchemico solvente, la ri-scoperta della vera religione, o forse, della sincera religiosità, quella che lega gli uomini di buona volontà. Fra di loro.

Nella prefazione al libro “l’Autunno del medioevo”, Huizinga scrive:”Nel passato cerchiamo sempre l’origine del nuovo, e vogliamo sapere in che modo sorsero i pensieri e le espressioni di una vita che si affermi pienamente in tempi successivi”.

Ecco, Paolo non costruisce più su priorità esistenziali. Bassani temporalizza questa condizione collocandola nell’imminenza della festività natalizia.

Il corpo di Paolo, nudo nella sua malattia, è scosso dalle infinite contraddizioni della sua vita, e in ognuna di esse si legge in controluce lo sguardo dell’autore.

Il connubio storico tra corporeità e pensiero, tra due metamorfiche antinomie esistenziali, viene assimilato dentro un quadretto tardo romantico.

Si piega, così, il giuramento solidaristico fra gli uomini al piacere voluttuoso di diffondere un messaggio di incontrollata purificazione.

Il simbolo del Natale diventa metafora esistenziale, trascendendo l’impareggiabile contenuto della stessa esistenza.

L’impianto narrativo di Bassani, costringe a rincorrere Paolo nel suo tentativo di riprendersi un ruolo, a cui cerca di dare concretezza.

Ma si perde nelle nebbie cittadine che avvolgono una panchina, e dematerializzano due giorni della vita di Paolo: la “conversione sulla strada di Damasco” avviene su un lettino d’ospedale, in una simbolizzazione fin troppo strutturata. Si invertono le responsabilità di cura e sostegno; il “ribelle” si è rafforzato, e in questo nuovo rapporto monodimensionale, rivendica un riconoscimento che segnali la forza simbolica del momento.

Il recupero dei “buoni sentimenti” di fratellanza, di solidarietà, è il pretesto, piuttosto limpido, per la costruzione di un nesso dialogico spinto fino al superamento della dicotomia “inizio-fine”.

Recensione di Salvo Ferlazzo






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