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La notte del soldato
di Paolo D'Anna
Pubblicato su SITO


Anno 2012- Letrè
Prezzo € 13,00- 150pp.
ISBN 9788897127024

Una recensione di Cinzia Baldini
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La notte del soldato

Usando l’attuale “unità di misura sociale” per classificare i due protagonisti del romanzo LA NOTTE DEL SOLDATO di Paolo D’Anna definirei Achille, forte della brillante professione da imprenditore, della solida posizione economica, della bella casa e della famiglia, come un uomo “arrivato”. Un uomo la cui esistenza è, almeno in apparenza, agiata e senza grandi problemi. Libero, invece, un barbone solitario, irascibile ed introverso è l’icona del fallimento, di colui che privo di ambizioni e di sogni, si accontenta delle briciole che la vita gli elargisce con notevole parsimonia. Due realtà che si muovono in mondi paralleli: quello “superiore” di Achille, profumato, luminoso e risplendente di agi e lustrini. Quello “inferiore” buio, gelido e puzzolente, di Libero. Per effetto della definizione geometrica che tutti conosciamo, il parallelismo esistenziale dei due protagonisti non dovrebbe mai permettere loro di avere un punto in comune e, di conseguenza, nemmeno concedergli la possibilità di incontrarsi, invece, in barba a tale enunciato, in un momento ben definito delle loro vite, Achille e Libero si incrociano. L’appuntamento è accuratamente preparato dalla sorte che, infischiandosene della geometria, prende le vesti di Costantino, il custode di una stazione ferroviaria in disuso che chiude e blocca con un grosso lucchetto la saracinesca dell’ingresso alle pensiline e mette Achille e Libero uno di fronte all’altro. I due uomini, dopo l’iniziale ostilità, lentamente si ammorbidiscono e iniziano a confessare a vicenda i tormenti, le angosce, le delusioni che nel corso degli anni hanno arrugginito le loro emozioni e le sventure che hanno segnato le loro esistenze. Come un fiume in piena che ha rotto ogni argine e ogni inibizione inizia Achille, un po’ più riluttante, lo segue Libero. È la catarsi. L’affrancamento dai vincoli dell’indifferenza e dell’isolamento creati dal “menefreghismo” della società contemporanea. Il parossismo del bisogno dell’uomo di parlare, di confrontarsi con un suo simile, di scoprire che in fondo, nella sfortuna e nel dolore, persino nella disgrazia, c’è sempre qualcuno che può comprendere e con cui si può condividerne il peso perché l’ha già sperimentato sulla sua pelle. Il romanzo LA NOTTE DEL SOLDATO è latore di un messaggio preciso e la vicenda di Achille e Libero ha un significato chiaro e inequivocabile: la necessità di un ritorno a comunicare tra esseri umani non più virtuale ma reale e concreto. È un lavoro, quindi, in cui risalta chiaramente l’impegno sociale dell’autore, regista teatrale. Ed, in effetti, molta della sua arte la si ritrova nei paragrafi del libro. Paolo D’Anna usa un linguaggio scorrevole, coinvolgente con monologhi brevi ed efficaci che accendono alternativamente i riflettori sui protagonisti della vicenda e illuminano il vuoto dei loro animi. Nonostante la scenografia notturna, buia e invariata per quasi tutto il romanzo, all’interno della vecchia stazione dismessa tutto è in evidenza. Efficaci le descrizioni di ciò che avviene “nel mondo che ti cammina sopra la testa” che attraverso le spiegazioni di Libero diventano visive, olfattive e scandiscono il tempo con la precisione di un orologio svizzero ma, soprattutto, permettono al lettore di scoprire un mondo sotterraneo insospettato e inimmaginabile. “Achille tornò al suo tono normale, senza abbassare lo sguardo dal lucernario dove il risuonare dei tacchi si allontanò confondendosi con le gocce di pioggia, sempre le gocce di pioggia. «Non capisco come fai a essere felice di vivere recluso in questa cella, in questa prigione». «Prigione!» esclamò Libero. «Forse hai ragione o forse no. Ci sono prigioni peggiori di questa, prigioni che non hanno sbarre, ma da cui non si può fuggire. Tu non puoi capire»”. Personaggi che lentamente, tra i capitoli del libro, perdono i pregiudizi e gli inutili orpelli sociali per ritrovare la loro umanità. “«… Ma perché sto qui a raccontarti queste cose?». Cambiò tono di colpo Achille, guardando Libero come lo vedesse per la prima volta o si fosse appena svegliato da una trance. «Tu non puoi capire, non hai una moglie, non hai un figlio. O ce li hai una moglie e un figlio? Dimmi ce li hai?». «Io! Io, no! Io non ho nessuno. Io sono solo. Solo e Libero»”. Il neonato rapporto traccia l’accurata radiografia di Achille: una persona psicologicamente provata ed emotivamente fragile, piena di dubbi. Colpito negli affetti più cari si è trovato privo delle certezze e dei punti di riferimento che l’avevano sostenuto per circa sessanta anni. Ma nemmeno Libero sfugge all’esame. Ciò che trapela di lui è la profonda umanità arroccata e nascosta oltre le mura difensive edificate intorno al suo cuore, per ripararsi dal dolore e dalla delusione che la morte del figlio gli ha lasciato dentro. Bellissima e commovente, benché appena abbozzata anche la figura di Filtro, il cane fantasma compagno di Libero, per il quale non è possibile non provare istintivamente affetto. Il volume al suo interno racchiude una chicca, e cioè la sceneggiatura teatrale del romanzo che, se possibile, evidenzia ancora di più la sensibilità di Paolo D’Anna come scrittore e come autore e regista di teatro. Concludo il mio commento a questo libro validissimo con le parole di Sören Kierkegaard “Un buon libro si segnala perché sa leggere i suoi lettori”, ed è proprio quello che sto facendo. Non perdetelo!


Una recensione di Cinzia Baldini



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